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La più antica strada del Tè – La Tea Horse Road

Liberamente estratto e tradotto dal libro di Jeff Fuchs ‘The Ancient Tea Horse Road: Travels With the Last of the Himalayan Muleteers’ (Penguin-Viking, 2008)

Pochi conoscono la storia della diffusione del Tè a partire dalle sue zone originarie, l’odierno Yunnan en Sichuan fino agli altipiani del Tibet. Per 13 secoli i coraggiosi trasportatori hanno fornito il Tè al mondo percorrendo la Tea Horse Road, chiamata Cha Ma Gu Dao in mandarino e Gya’lam in lingua tibetana. Il viaggio del Tè arrivava a durare mesi in groppa a yak, muli, cavalli pecore ed addirittura, su schiene umane. Il percorso era arduo: lungo ponti in sospeso, ripidi sentieri montani e valichi. Il Tè era una merce preziosissima: combustibile per lo spirito, questa piccola magica foglia amara  è servita come stimolante, medicina e panacea per gli abitanti di piccoli villaggi isolati. Il Tè era talmente prezioso che, non di rado, scomparivano intere carovane: la merce veniva rubata ed i trasportatori uccisi.

Lungo la Tea Horse Road vivono ancor oggi diversi gruppi etnici con usi e tradizioni inerenti  il  Tè molto differenti.

Per alcuni di loro il Tè è molto più di una bevanda: la pianta del Tè è sacra e viene considerata parte essenziale del tessuto naturale del loro mondo.

Le  ricette del Tè in queste zone sono molto fantasiose: vi uniscono aglio e grani di pepe, fiori d’arancio od addirittura, peperoncini. Alcuni fermentano le foglie di bambù che pongono poi sul fuoco.

Grazie alla narrativa orale di queste etnie possiamo avere un’idea delle avventure e del sangue versato per trasportare il Tè lungo questa via.

Una ragazza dell’etnia Hani in un bosco di piante del Tè

Neema, uno degli ultimi mulattieri del Tè

Gli ultimi mulattieri

La storia della Tea Horse Road viene tramandata oralmente dai mulattieri, l’ultima generazione di viaggiatori e commercianti lungo questa rotta. Una vita di commercio guidando carovane ‘in cima al mondo’ è stato per molti l’unico modo per  viaggiare ed esplorare. I tibetani sono avvezzi alle durissime condizioni di viaggio e nei secoli hanno raggiunto mete disparate e lontane: Chamdo, Lasa, Xigaze, addirittura Katmandu in Nepal e fino a Sikkim in India. Durante il loro viaggio di ritorno i mulattieri compravano e barattavano svariate merci, diffondendo novità e culture differenti.

Il Viaggio di 1500KM da Shangrilà a Lasa durava anche 2 mesi e dipendeva dalle condizioni metereologiche, dalla presenza di ladri, dalla forza e resistenza dei viaggiatori. Anche la fortuna giocava un ruolo fondamentale. Intere carovane sono precipitate dai tortuosi sentieri montani trascinando con sé il loro prezioso carico.

Ci sono 2 rotte principali sulla Tea Horse Road, con dozzine di bivi ed intersecazioni che tornano a raggrupparsi per riunirsi alla via principale. La più vecchia delle 2 rotte inizia nello Yunnan sud-occidentale. La seconda rotta parte da Sichuan ed è divenuta molto importante durante la dinastia Song nel decimo secolo.

Ogni rotta connetteva i mercati assetati di Tè delle città tibetane con vie impervie, fortemente in salita  ed in discesa, lungo le quali vivevano i nomadi Khampa tibetani. Questi nomadi, abituati ad uno stile di vita durissimo, erano molto temuti e potevano di volta in volta essere degli ottimi guardiani della rotta del Tè, o la sfida più pericolosa da affrontare nell’intero viaggio. Ladri dotati, a volte protettori delle carovane questi nomadi sono imprescindibili dalla storia della Tea Horse Road di cui costituiscono un tassello importante. Anche i peggiori banditi, in sovrannumero, si guardavano bene dall’attaccare una carovana, protetta anche solo da 2 di questi nomadi.

Qui accanto si può vendere una mappa semplficata delle 2 principali rotte della Tea Horse Road.

Ma i pericoli delle carovane del Tè non si fermavano al tempo ed ai nomadi. Lungo il tragitto erano moltissimi i ladri che cercavano di rubare il preziosissimo Tè, disdegnando di prendere oro ed argento.

La loro tecnica era semplice e raffinata: tagliavano le borse in pelle che contenevano il tè, le svuotavano del prezioso carico per poi riempirle con grumi di torba, cercando di riprodurre quanto più precisamente possibile, il peso del carico originario. Infine ricucivano le borse. Per i commercianti, oltre al danno,  anche la beffa di trasportare  per mesi un peso assolutamente senza valore.

Per i nomadi, il tè è stato inestimabile. Per secoli, sotto a tutte le dinastie in Cina  il tè era usato come tributo per tenere a bada le tribù feudali dell’altopiano tibetano. Il Tè, con le sue proprietà salutari, è diventato una necessità assoluta: ogni città, mercato e molte comunità nomadi accoglievano sempre con favore le carovane di stagione.

Uno degli oggetti più ambiti dalle donne tibetane è stato il grembiule (chiamato “pom’den”) prodotto a Lhasa. Questi grembiuli, spesso, venivano usati come regali per mantenere buoni rapporti con  i vari clan nomadi, che controllato ampi spazi degli altopiani attraverso cui dovevano viaggiare le carovane. Se un capo carovana aveva buoni rapporti con i nomadi, aveva potenti alleati.

Un bellissimo detto nomade rispecchia il rapporto che queste persone hanno con il Tè: ‘se non si è offerto il Tè non si è iniziata la relazione’. Questo riferendosi alla tradizione secondo la quale agli ospiti doveva sempre venir offerta almeno una tazza di Tè.

Il fuoco raramente si spegne nelle tende di lana di yak dei nomadi. Il bollitore sul fuoco è sempre pieno d’acqua in attesa di preparare un buon Tè. Sugli altipiani più alti il Tè è molto caratteristico grazie all’aggiunta di sale e burro di yak, a volte di polvere d’orzo chiamato tsampa. Calorie, proteine e stimolanti  mischiate in un’unica bevanda che viene consumata ad ogni ora del giorno da tempo immemorabile.

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Durante il viaggio il Tè si trasformava.  Quello che era iniziato come semplici foglie “verdi” compresse in forme rettangolari, sferiche,  tubolari emergevano significativamente cambiate una volte giunte alla meta. Ed a cambiare non era soltanto il Tè, ma anche le carovane, gli animali ed i mulattieri stessi cambiavano imprimendo odori e sottili mutazioni del tutto uniche in base alle altitudini, l’umidità, la durata del viaggio, il calore del sole e così via. Tutti questi particolari confluivano a rendere unica la maturazione di ciascun carico di Tè che viaggiava lungo la Tea Horse Road.

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