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Uniti solo per far crescere il prezzo del Tè?

Febbraio 2013

I più grandi Paesi produttori di tè al mondo si mettono insieme in un’organizzazione per far salire i prezzi all’ingrosso e, quindi, anche quelli al dettaglio.

Ad annunciare questa sorta di Opec del tè, è stato il ministro delle Piantagioni dello Sri Lanka, Mahinda Samarasinghe (nella foto), Paese che ha ospitato pochi giorni fa (21 gennaio), l’incontro a cui hanno partecipato anche India, Kenya, Indonesia, Malawi, Iran, Ruanda e Cina (ma questa ultima solo come osservatore).

 

Dopo due giorni di discussione i sette Paesi, che rappresentano il 50% della produzione mondiale (Cina esclusa), hanno infatti annunciato la creazione del Forum Internazionale dei Produttori di Tè.

Una intesa ricercata da 80 anni

Si tratta di una svolta per il settore, visto che come ha ricordato il ministro delle Piantagioni dello Sri Lanka, Mahinda Samarasinghe (nella foto), parlando di “tappa storica per l’industria del tè”, sono 80 anni che i Paesi esportatori tentano di raggiungere questo risultato.

I primi punti dell’accordo riguardano la condivisione delle competenze e lo stimolo della domanda per far crescere i prezzi, ma il ministro ha sottolineato che metodi più sofisticati, e controversi, come il controllo dell’offerta potrebbero anche essere presi in considerazione.

Il prezzo, oggi, si aggira attorno ai 2,5 dollari al chilo

Delle vere e proprie quote di produzione, insomma, che per il momento non sono contemplate, ma che potrebbero esserlo “in futuro”. I prezzi mondiali del tè si aggirano sui 2,5 dollari al kg, in calo rispetto ai 2,84 dello scorso anno, con i consumi mondiali in flessione dell’1%. Un prezzo che, secondo lo Sri Lanka, è molto più basso rispetto a quello di altre bevande, come l’acqua in bottiglia.

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