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La Casa del tè

Via Giuseppe Garibaldi 45,

95040 Raddusa CT, Italia

+39 095 662193

Una piantagione di tè in mezzo ai campi di grano

A Raddusa, chiamata la città del grano, piccolo centro agricolo della Val di Noto in provincia di Enna situato sulle pendici dei monti Erei a circa sessanta chilometri da Catania, si trova un’insolita casa di foggia orientale. E’ la Casa del tè, una delle quattro case esistenti in Italia e l’unica con piantagione di tè annessa, la sola che è anche un museo. Il maestro del tè, Salvatore Pellegrino, nativo del luogo, nel suo peregrinare per il mondo a causa del suo lavoro di chef, è rimasto affascinato dalle cucine orientali e, soprattutto, dalla bevanda del tè e da tutto il mondo che lo circonda: dalla coltivazione alla degustazione. Questa passione lo ha portato a studiare la pianta, le varie specie, i metodi di raccolta, le lavorazioni, le proprietà benefiche e, principalmente, gli usi e costumi delle popolazioni che ne consumano in grandissima quantità. La Casa del tè si prefigge lo scopo di divulgare la bevanda del tè, far conoscere la cerimonia del tè che si celebra in un ambiente particolare della casa che si chiama la stanza del tè.

 

                                                                                                                                                     La Casa è stata costruita seguendo una precisa filosofia Shan, dai materiali utilizzati all’esposizione astrale, dal gioco di luci naturali e artificiali agli arredamenti. Si entra dopo aver deposto le scarpe nel Genkan (volendo si possono indossare delle leggere babbucce in stoffa) in modo che il visitatore possa godere appieno del beneficio trasmesso in tutto il corpo dal pavimento di legno, ondulato e riscaldato. Un’ampia sala soffusamente illuminata è arredata con tanti cuscini disposti per terra per sedersi; su di un basso tavolo sono preparati alcuni vassoi zen ricolmi di piccoli dolci orientali che accompagneranno la degustazione dei vari tè; sopra le basse credenze sono allineati i contenitori delle più svariate qualità di tè verde e nero, aromatizzato e speziato che spandono nell’aria un insieme di profumi penetranti. Attraverso una piccola e asimmetrica scala di legno, simbolo del cammino tortuoso e periglioso della nostra vita che conduce alla contemplazione, si accede nella stanza del tè, copia fedele dell’ambiente orientale in cui viene preparato e servito il tè. Lo scrittore e studioso giapponese Okakura Kakuzo (1862-1913) nel suo libro “The book of tea” scrisse: “La filosofia del tè non è un banale estetismo, essa ci aiuta a esprimere, insieme all’etica e alla religione, il nostro modo di vedere l’uomo e la natura. Questa filosofia ha influenzato l’arredamento delle nostre case, le nostre abitudini, la nostra ceramica, i nostri vestiti, la scultura e la letteratura. Quando parliamo di un uomo insensibile, codardo e superficiale diciamo che “non ha il tè”

 

                                                                                                                                                    Il museo ospita oltre 600 varietà di infusi provenienti da tutto il mondo, ognuno correlato con i suoi strumenti: teiere, bicchieri, vassoi da Cina, Giappone, Africa e Russia.  Inoltre si possono ammirare la teiera e la tazza più grandi del mondo, opera degli artisti ceramisti di Caltagirone: possono contenere rispettivamente 15 e 18 litri di tè (Guinnes dei primati ufficialmente riconosciuto). Alle pareti sono esposte 500 teiere in terra porpora zisha, diverse tra loro sia nel modello che nella dimensione, provenienti dalla lontanissima Cina. Le teiere sono di proprietà del maestro collezionista cinese Xu Zongmin, che ha concesso di esporle per un breve periodo. L’esposizione è sezionata in 25 gruppi di 20 teiere per gruppo ognuno dei quali rappresenta un periodo storico ben determinato della Cina e della sua dinastia imperiale. Alcune recano il sigillo dell’imperatore del tempo e del ceramista che l’ha realizzata. Ogni teiera è esposta su un drappo di seta di colore diverso ed è accompagnata da una numerazione a cui corrisponde in un apposito manuale la descrizione della singola storia. Un particolare curioso ma interessante è costituito  dal fatto che tutte le teiere non sono smaltate poiché l’uso del piombo presente negli smalti modificherebbe notevolmente il sapore dei tè pregiati. Nonostante non siano smaltate però le teiere in questione conservano un colore speciale a seconda della zona di provenienza rigidamente cinese, della terra con cui sono state realizzate. Così alcune teiere sembrano di ghisa, altre di ferro, altre ancora di legno.

Ognuno di noi e soprattutto chi è cultore delle tradizioni popolari del suo paese dovrebbe visitare la Casa del tè di Raddusa: sia per fare un’esperienza unica e indimenticabile, sia per allargare i propri orizzonti culturali. Infatti, la conoscenza degli usi, dei costumi e delle tradizioni sono l’unica chiave di lettura per cercare di capire e rispettare un popolo, anche se distante anni luce dalla nostra cultura.

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