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La Genziana nei testi antichi – Parte 2

ERBORISTERIA TRADIZIONALE di LUIGI GIANNELLI

Siamo lieti di annunciare che il Dott. Giannelli, massimo esperto erborista mediterraneo, collabora con MondoThè nella rubrica inerente gli infusi condividendo articoli che non possono essere reperiti  altrove in rete.

Questo è la seconda parte dell’ articolo inerenti ‘La Genziana nei testi antichi’.

 

Avicenna e l’Unguento di Altea

La foto è stata fornita dall’autore ed è stata scattata da lui stesso a Campo Catino (FR) durante un’escursione guidata da Marco Sarandrea.

Avicenna

Dal II Libro del Canone (Al-Kitab al Qanun f’Fit Tibb – Il Libro della Legge/Regola della Medicina), Cap. 288:

«De Gentiana. Genziana (Gentiana lutea) La Genziana che cos’è? […descrizione della pianta e dell’origine del nome, in riferimento al mitico scopritore delle sue proprietà, il re Gentio…].

Scelta: la migliore è quella romana; essa è L’ molto colorata in rosso e molto dura;  nel suo legno si trovano venature grosse come dita… il suo colore è giallo che vira verso il nero; se la si spezza appare molto gialla, come il Rabarbaro.

Natura: è Calda nel III grado e Secca nel II. Azioni e proprietà: apre le ostruzioni e in essa vi è dell’astringenza; la radice di Genziana costituisce il massimo della virtù di aprire, di assottigliare e di astergerere (apre, fluidifica e pulisce, ndr).

Decoro del corpo: le radici eliminano le macchie cutanee, soprattutto il succo estratto da esse.

Ferite e ulcerazioni: sana le piaghe, le ulcerazioni corrosive, anche in questo caso soprattutto il succo delle radici.

Apparato osteoarticolare: se ne somministrano due dracme (6-7g) con Vino per le distorsioni di nervi e legamenti e nel trattamento di coloro che subiscono gravi traumi [“che cadono dall’alto”].

Occhi e vista: con essa si fa un linimento per l’oftalmia.

Organi respiratori e petto: due dracme (6-7g) del suo succo, agiscono bene sulla pleurite.

Organi del nutrimento: apre le ostruzioni del fegato, della milza; somministrato al peso di due dracme (6-7g) con Vino cura i dolori del fegato e della milza e alle loro affezioni dovute alla Freddezza o ad ascessi; lo sciroppo delle radici giova nei disturbi gastrici dovuti alla Freddezza.

Organi espulsivi: è diuretica ed emmenagoga; la radice introdotta come suppositorio o come “collirio” (10) fa espellere il feto ed è abortiva.

Veleni: rappresenta l’estrema possibilità per le punture degli scorpioni, per quelle dei vermi velenosi e per i morsi dei cani rabbiosi e di altri animali feroci, nella quantità di due dracme in Vino. Sostituzione: [quantità diverse] di Asaro, di radici di Cappero e di radici di Apio».

Unguento di Altea (detto anche “Dialthea”)

Trovato formule sul Donzelli, Teatro Farmaceutico – Venezia, 1728

«Unguento di Altea composto di Niccolò [Scuola Salernitana] Piglia di radiche d’Altea, libbre 2 (650 g circa), semi di Lino e di Fien Greco, ana ana 1 libbra (370 g circa), Scilla, mezza libbra (185 g circa), Olio [di Oliva] 4 libbre (1,5 Kg circa), Cera [d’Api], 1 libbra (370 g circa), Terebentina [resina di Terebinto], gomma di Edera, Galbano, ana once 2 (circa 55-60 g), Colofonia, Resina [ambedue di Pino o altre conifere], ana mezza libbra (185 g).

Si faccia unguento secondo le regole dell’Arte.

Facoltà e uso

Giova propriamente al dolor del petto, ed alla pontura [grave affezione broncopolmonare, che potrebbe anche essere una forma pleuritica], sana tutti i luoghi del corpo umano che sono raffreddati ed essiccati.

Scalda, ammorbidisce ed umidifica. S’adopera scaldandolo prima in un guscio d’Uovo, sopra le ceneri calde».

«Unguento di Altea semplice. Piglia di radici di Altea libbre 2 (650 g), semi di Lino e Fieno Greco ana libbre 1 (370 g), Olio, Cera, Terebentina, (stesse dosi dell’Unguento composto), Resina, once 6 (160-170 g circa). [non dice fai secondo l’Arte, ma si capisce].

Facoltà e uso

Si adopera negl’istessi mali dell’Unguento composto, ma opera più debilmente». Segue una breve dissertazione sull’estrazione delle mucillagini delle piante che ne contengono, ma citando solo gli autori, e non la tecnica. In genere si operava estraendole prima con Acqua e questa fatta evaporare. Le mucillagini così estratte venivano incorporate nell’Unguento in fase di preparazione. Dice anche che, secondo la Farmacopea Augustana [tedesca], i Farmacisti Tedeschi aggiungono un po’ di Curcuma (!), per dare un bel colore giallo. Donzelli dice che se uno è un ‘Diligente Farmacopeo’ e usa della bella Cera d’Api gialla (“perfetta”, dice), questo espediente non servirà.

Fonte: L’Erborista n.2/2017, pag. 46 a 49

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