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Il naso, macchina del tempo che evoca ricordi

L’ipotesi di Proust che soleva immergere la focaccina nel Tè domenicale per riappropriarsi di alcuni ricordi non è più un mistero.

L’olfatto, si sa, è una «macchina del tempo» che sa evocare non solo ricordi ma anche emozioni. Al Simposio internazionale sull’olfatto e il gusto di San Francisco, Jay Gottfried della Northwestern University ha spiegato il misterioso potere dell’odorato e i suoi meccanismi.

Gli odori, trasportati nell’aria, colpiscono i recettori nasali localizzati nella mucosa, qualche centimetro sopra le narici. I messaggi odoriferi passano poi dal naso alla corteccia cerebrale olfattiva dove vengono interpretati.

«La corteccia olfattiva – ha spiega al New York Times Gottfried – è collegata all’amigdala, dove nascono e vengono immagazzinate le emozioni. Ecco perchè sentimenti e odorato sono interdipendenti».

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Per questo motivo, l’odorato potrebbe servire addirittura, dichiara Maria Larsson, docente di psicologia dell’Università di Stoccolma, per trattare casi di demenza e depressione.

«Molti mammiferi – spiega, invece, nel suo contributo Rachel Herz – hanno un olfatto più acuto dell’uomo perchè le loro membrane nasali contengono più recettori. L’uomo ne possiede un numero variabile tra i 10 ed i 20 milioni, mentre nelle mucose nasali di un cane segugio, c’è ‘un’armatà di 220 milioni di recettori pronta a catturare i segnali olfattivi».

Comunque, «un rimedio per l’uomo c’è», afferma Gottfried. L’odorato, insomma, è perfettibile. Il ricercatore lo ha dimostrato con un esperimento: far annusare per almeno 3 minuti e mezzo il profumo di un fiore migliora la capacità di distinguere tutti gli altri profumi floreali. I recettori hanno, infatti, una elevata sensibilità discriminativa, che arriva a distinguere 10mila diversi odori.

E quindi, iniziamo ad allenarci fin d’ora, con le foglie del nostro Tè!

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