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La Genziana nei testi antichi – Parte 4

ERBORISTERIA TRADIZIONALE di LUIGI GIANNELLI

Siamo lieti di annunciare che il Dott. Giannelli, massimo esperto erborista mediterraneo, collabora con MondoThè nella rubrica inerente gli infusi condividendo articoli che non possono essere reperiti  altrove in rete.

Questo è la quarta parte dell’ articolo inerente ‘La Genziana nei testi antichi’.

 

Castore Durante

La foto è stata fornita dall’autore ed è stata scattata da lui stesso a Campo Catino (FR) durante un’escursione guidata da Marco Sarandrea.

Dall’ Herbario Nuovo, Roma, 1585;

il Durante inizia sempre come suo solito con una sintetica presentazione in latino, che appare molto suggestiva, proprio perché in epoca ormai del Barocco, mantiene l’estrema sintesi della locuzione Romana antica: «Gentiana Calfacit, astringit, cui nomen Gentius addit; Confirmat stomachum; datur ad suspiria, tussim, Torminaque, et ruptis, convulsis atque medetur, Nec non deiectis alto, laterumque, dolori: Vulnera et ipsa iuvat, Serpentiaque, ulcera sistit Illita; potatur Serpentem adversus, et anguem; Expellit partus: macula emendat et albas».

«La Genziana Riscalda ed è astringente, ed il suo nome viene da Genzio [il Re dell’Illiria], Rafforza lo stomaco; si somministra nell’asma, nella tosse, Negli spasmi addominali e nelle ulcerazioni [intestinali], cura le convulsioni, Non permette che i dolori salgano verso l’alto e verso i lati [del corpo]; Aiuta nelle ferite, anche quelle dovute ai Serpenti, ferma le ulcere [che si espandono], Applica su di esse, bevuta si oppone al veleno dei Serpenti; Favorisce il parto e l’espulsione del feto; fa sparire le macchie della pelle e le vitiligini».

«Qualità: Riscalda la radice nel III grado et Dissecca nel II, et è molto efficace Dove sia bisogno di assottigliare, ripulire, detergere asciugando e deostruire; et non è da meravigliarsi che faccia tutto questo, essendo ella amarissima. Virtù: di dentro. La radice essiccata e polverizzata e presa con il Vino, al peso di una dracma (3,4 g circa), con altrettanta Mirra, et col doppio [del suo peso] di Occhi di Granchio (5) per quattro giorni, giova ai morsi dei Cani rabbiosi.

Ma bisogna tener aperta la ferita e lavarla con Aceto o con Acqua Salata, e con le coppette tirar fuori il veleno (2), o veramente farli un cauterio immediato (3).

La polvere della radice bevuta con Ruta, Pepe e Vino, al peso di due dracme (circa 7 g), giova ai morsi dei Serpenti.

Vale una dracma (vedi sopra) del suo succo ai dolori laterali (4), a coloro che cadono dall’alto, alle ulcerazioni e agli spasmi. Si beve con Acqua utilmente ai difetti del fegato e dello stomaco.

Mettesi la radice in forma di pessolo (6) nella vagina delle donne incinte, favorisce il parto e fa espellere il feto morto e la placenta.

L’Acqua distillata dalle radici, giova alle febbri croniche, uccide i vermi intestinali.

Di fuori. Il succo della Genziana sana le ferite profonde ed è vera medicina delle ulcere cavernose (7).

Il medesimo succo è util linimento alle infiammazioni degli occhi: si mette nei colliri “acuti/acri”, al posto dell’Oppio. La radice sana le vitiligini e tutti i difetti della pelle.

Il succo si raccoglie in questo modo… [praticamente copia pari pari il testo di Dioscoride, ma non lo cita! Tipico del Durante]». Castore Durante era un bel brigante. Fa anche rima!

 

Donzelli Il nostro Barone Napoletano ripete pari pari il testo di Dioscoride, e diversamente dal Durante, disciplinatamente, lo cita. “Teatro Farmaceutico ecc”, edizione Veneziana del 1728. Lo cita pedissequamente, dopo 16 secoli! «… ha virtù di Scaldare e di astringere, bevuta con Vino, Ruta e Pepe al peso di due dracme, giova al morso dei Serpenti, ponendosi nelle ferite, le consolida, ed è vera medicina all’ulcere cavernose». Cita pure il Mattioli «l’Acqua cavata per bagno-Maria [la Donna Alchimista Ebrea, Maria], dalle suddette radici, per le febbri delle [dovute alle] ostruzioni, ammazza ancora i Vermi dell’intestino dei fanciulli e purga tutte le macchie della faccia, lavandosene spesso». Cita anche il Medico Pietro Penna: «per discutere [sciogliere] le lassitudini [prolassi], e per eccitare l’appetito. Nella peste è così presentaneo [rapido, potente], che non solamente gl’Uomini, ma fin’anche le Bestie conserva sane, e li restituisce la sanità perduta». n2. Coppette: coppette di vetro riscaldate e applicate sulla cute, in genere applicata o vicino alla ferita o sulla schiena o sulla zona lombare in modo che raffreddandosi e facendo il vuoto, attraggano il Sangue e provochino la fuoriuscita di sierosità perverse. 3. Cauterio: applicare sulla ferita un Ferro incandescente, che serva sia a cicatrizzare rapidamente sia ad attrarre in loco il veleno che potrebbe essere penetrato. Per veleno oggi intenderemmo l’infezione. 4. Dolori laterali: dolori ai lati del torace, che possiamo supporre di origine polmonare o anche articolare. 5. Occhi di Granchio: gastroliti o concrezioni calcaree, piano convesse che si formano nello stomaco dei gamberi e di altri crostacei. Costituiti da carbonato e fosfato di calcio. Venivano usati come astringenti, disseccanti, adatti a compensare l’acidità e anche l’eccessiva acredine, per fermare la diarrea, le emorragie gastrointestinali e il vomito; come leggeri diuretici e come depurativi del Sangue. Dati tratti da “Voci di Spezieria dei secoli XIV-XVIII” – Autore: Cristoforo Masino – Edito a cura dell’Associazione Italiana di Storia della Farmacia, in occasione del Congresso Internazionale di Storia della Farmacia – Piacenza 23-25 Settembre 1988. 6. Pessolo: come suppositorio, in questo caso, vaginale. 7. Ulcere cavernose: ulcerazioni che si estendono in profondità ed ampiezza nei tessuti. La radice della Genziana è descritta in opere chirurgiche del XVIII secolo, quindi questo uso è plurisecolare. Fino alle soglie dell’era contemporanea.

 

Note
  1. Elettuario: preparazione fatta con la polvere di una o più droghe con liquidi adatti, come Acqua, Miele, Vino e altre sostanze.

Fonte: L’Erborista n.2/2017, pag. 46 a 49

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